Molti ignorano che anche il cristianesimo propone una disciplina del silenzio e della meditazione e che, anzi, essa è presente fin dai primi secoli, quelli dei Padri del deserto, ed è alla base di tutta la sua teologia mistica.
“C’è chi si perde nel deserto perché con il pensiero è rimasto nel mondo, e c’è chi si salva perché, pur essendo nel mondo, è nel deserto con il pensiero”.
Due sono gli alberi del giardino dell’Eden: l’albero della Conoscenza del Bene e del Male e l’albero dell’Inconoscenza. Adamo, prototipo dell’uomo, vuole conoscere come Dio, invece di consentire che Dio gli si riveli. Opta allora per una conoscenza separativa e oggettivante, dimentico d’essere fatto per la rivelazione diretta e non mediata. Ne consegue la cacciata dall’Eden, ma l’Eden è sempre lì, e possiamo farvi ritorno rinunciando a quel tipo di conoscenza per rientrare nel silenzio dell’inconoscenza.
Quel silenzio, su cui gli esicasti si fondano, è un silenzio su Dio ma anche un silenzio sull’uomo, perché così come l’intelletto non può che limitare Dio nel tentativo di conoscerlo con i suoi mezzi, così finisce per limitare l’uomo quando tenta di scandagliare la profondità della sua natura, che è, appunto, ad immagine di Dio. Il silenzio e la rinuncia a un tipo di conoscenza sono qualità coltivabili nella visione dei Padri del deserto, e diventano terreno fertile per le rivelazioni di Dio.
(Da: La Via del Silenzio dei Padri del Deserto – Michel Laroche)
Michel Laroche è un teologo ortodosso, nato in Francia nel 1943.